Pubblica di lunedì 30/03/2026
Pubblica di lunedì 30/03/2026
calendar_today 30/03/2026 11:01
Ad una settimana dal voto, c’è ancora qualcosa da dire sul referendum che ha tentato di smontare autonomia e indipendenza della magistratura. E lo facciamo prendendo in considerazione il voto giovanile. Su questo punto Pubblica ha sentito Andrea Bonanomi, associato di statistica sociale alla Cattolica di Milano e ricercatore all'Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. Quante e quanti giovani hanno votato in più rispetto al passato? Come si spiega il fatto che la maggiore affluenza al voto si sia tradotta in un NO maggioritario? Pubblica si è anche chiesta se il voto di una settimana fa non abbia fatto emergere una questione importante: la «questione giustizia» (niente a che vedere con la giustizia intesa come ordinamento giudiziario, cancellieri, tribunali, magistrati).
No. Quali motivazioni hanno guidato il "voto giovanile" e il "voto giovanile per il NO"? All’origine ci sono questioni legate ad un senso di giustizia che si è voluto affermare e/o di ingiustizie che si sono volute denunciare? Sembrerebbe di sì. Pensiamo a tutte le volte che collettivamente si è manifestato nelle piazze il bisogno di vivere secondo giustizia: per i diritti, per un’occupazione stabile, per una retribuzione dignitosa, per la cittadinanza. Oppure pensiamo a quando la denuncia ha riguardato l’ingiustizia delle guerre (dall'Ucraina all'Iran), dell'orrore genocida a Gaza, del diritto internazionale fatto a pezzi da Trump e Putin, da Milei e Modi. Una partecipazione esigente rispetto alle crisi. Che si è tradotta in un aumento dell’affluenza ai seggi. Pubblica ha ospitato anche Dino Amenduni, comunicatore politico dell’agenzia di comunicazione Proforma, docente di comunicazione politica e elettorale all’università di Bari; e Elena Granaglia, docente di scienza delle finanze all’università di Roma Tre, co-coordinatrice del Forum diseguaglianze e diversità.