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Radio Popolare
Ilva, tra bilanciamenti e equilibrismi sull'orlo del baratro
Pubblica di lunedì 26/10/2026
calendar_today 26/10/2026 11:00
Sono passati quasi due giorni dalla mezzanotte tra sabato e domenica scorsi, ma l’ex Ilva, l'acciaieria, non ha ancora spento l’area a caldo dello stabilimento di Taranto, dove si trovano tonnellate di amianto. L'ex Ilva avrebbe dovuto farlo in base al decreto della Corte d’Appello di Milano (27 luglio 2026) che dava novanta giorni all’azienda per rimuovere l’amianto dagli altiforni e abbassare le emissioni di polveri sottili. Adempimenti che l’azienda ha contestato come irrealizzabili in novanta giorni. Ora tutti aspettiamo di sapere cosa deciderà la Corte di Cassazione: confermerà l'Appello di Milano e la chiusura dell'area a caldo oppure no? Durante l’ultima udienza in Cassazione, il sostituto procuratore generale Luigi Birritteri ha detto: «Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano» - che ha stabilito lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva - «è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale». Cosa vuol dire? E’ un rimprovero che il procuratore generale fa alla Corte d'Appello per aver trascurato gli interessi della salute e quelli della produzione, per non aver fatto il presunto «bilanciamento»? Se fosse così (e temo che lo sia) sarebbe un ritorno agli anni ‘90, quando si parlava di interessi in conflitto tra ambiente e lavoro. Oggi quel conflitto è risolto, ha vinto la produzione e ha perso la salute. Pensiamo alla crisi climatica: surriscaldamento del pianeta, inondazioni, siccità. Eventi estremi, in generale, che hanno provocato morti e danni. E’ la crisi generata dal modello di produzione e di consumo «fossile» che si è abbattuta sulla vita delle persone. La produzione ha vinto sulla salute. Ecco che cosa insegna la crisi climatica. Ripristinare una priorità alla salute non è opera di un bianciamento, ma dovrebbe essere il frutto di precise scelte politiche, pubbliche.