Democrazia e socialismo, l'ipotesi beni pubblici
Pubblica di lunedì 26/01/2026
calendar_today 26/01/2026 11:00
Genova, palazzo Ducale, sala del Maggior consiglio. Posti a sedere 500 circa. Tutti gremiti per un intero fine settimana. Che cosa ha riempito Palazzo Ducale? E' stata un’occasione di discussione e di confronto su un tema fondamentale di questi tempi e riassunto in un interrogativo. Perchè la democrazia è stata sfidata, messa alla prova, ferita, prima dal neoliberismo e poi dall'ultima ondata di autoritarismo in giro per il mondo? Come può rigenerarsi la democrazia? Una discussione organizzata dal Forum Diseguaglianze & Diversità insieme a Palazzo Ducale. Due i nomi principali dietro la tre giorni: Fabrizio Barca (co-coordinatore del Forum) e Luca Borzani, già ricercatore all'Archivio storico Ansaldo, editorialista sui quotidiani genovesi, presidente della Fondazione Cultura Palazzo Ducale. Pubblica questa mattina ha ospitato l’economista Massimo Florio e la psicologa sociale Chiara Volpato, ospiti dell’incontro genovese intitolato «Democrazia alla prova». Al professor Florio ho chiesto: democrazia e capitalismo stanno insieme con difficoltà. E se provassimo a vedere se democrazia e socialismo stanno per caso meglio, insieme? «Il punto - risponde il professor Florio - è comprendere che lo Stato che noi conosciamo (che include lo Stato sociale e molte altre cose) in realtà è cresciuto molto più del mercato, negli Stati Uniti quasi 20 volte più del mercato e produce beni pubblici che sono importanti per il nostro benessere. Quindi si è andato affermando, accanto al modo di produzione capitalistico, un modo di produzione pubblico. Questo modo di produzione pubblico oggi controlla quasi metà delle risorse dell'economia, invece di vergognarcene dobbiamo capire come svilupparlo». E che oggettivamente potrebbe prendere il nome di qualcosa di simile al socialismo? «Sì - risponde Massimo Florio - credo proprio che il modo oggi di definire il socialismo sia la relazione tra Stato e ciò che ho chiamato intelligenza sociale, cioè la capacità delle comunità di organizzarsi e di influire sulle pubbliche amministrazioni per generare beni pubblici. Tutto questo in una forma non burocratica, non autoritaria. Ma senza lo sviluppo del modo di produzione pubblico e dello Stato - conclude l'economista Florio - chi li ferma gli oligopoli e gli oligarchi?». D'accordo con la tesi di Massimo Florio, la psicologa sociale Chiara Volpato: «Sono stata anch'io colpita in modo positivo dalla tesi del professor Florio. Mi dichiaro totalmente d'accordo. Penso anch'io che dovremmo cominciare a ragionare di democrazia e socialismo, anziché di democrazia e capitalismo. Ci sono alcuni indizi che questo cominci ad essere possibile. Per tornare a quello che si era detto anche al convegno - prosegue la professoressa Volpato - c'è una contesa di senso comune, bisogna portare le persone a pensare che questo discorso non sia minaccioso, che non sia un discorso nostalgico che guarda al passato, che sia qualcosa di possibile nel senso di qualcosa che può incidere positivamente sulle nostre vite. Siamo di fronte ad una società sempre più slabbrata, in cui le relazioni tra le persone e tra i gruppi sono sempre più difficili, sempre più infelici mi verrebbe da dire. Credo - conclude Volpato - che tutti comincino a pensare che un cambiamento sarebbe più che auspicabile».