Pubblica di mercoledì 15/04/2026
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calendar_today 15/04/2026 11:00
E’ un anniversario importante della politica italiana. Il 21 aprile prossimo saranno trent’anni dalle elezioni politiche del 1996. Le vinse l’Ulivo di Romano Prodi, alleato con i moderati (Dini) e i post-comunisti (Bertinotti). L’Ulivo è stato un esperimento politico che ha tenuto insieme gli eredi delle principali culture politiche italiane, quella comunista e quella cattolica. Ma ciò che appare più importante è che quelle elezioni del ‘96 hanno ancora qualcosa da dire al presente. Parlano di come il bipolarismo possa attecchire in un paese che ha vissuto per cinquant’anni di sistemi elettorali proporzionali. Parlano di coalizioni, dopo che per cinquant’anni anni il perno della politica italiana sono stati solo i partiti. Sono elezioni, quelle del 1996, che indicano un metodo – speriamo irripetibile – di individuazione dei leader delle coalizioni. Nel centrosinistra la scelta del leader trent’anni fa risentì del clima da post-guerra fredda: il candidato fu un ex democristiano (Prodi) preferito ad un post-comunista segretario del maggiore partito della coalizione (D'Alema). A destra, invece, la scelta del capo fu fatta dal padrone dell'alleanza: Silvio Berlusconi, il magnate delle televisioni con i suoi conflitti di interesse e le discusse origini dei suoi patrimoni. Le elezioni del 1996, infine, parlano anche della cura maniacale – esclusivamente a sinistra – verso i programmi: le ottantotto tesi dell’Ulivo, oppure le quasi trecento pagine dell’Unione nel 2006. Un testimone privilegiato di questa epoca è senz’altro Franco Monaco, uomo politico che ha avuto un rapporto privilegiato con Romano Prodi. E’ stato parlamentare in cinque legislature, dai Popolari per Prodi al Partito democratico (2018) e oggi ha analizzato per Pubblica la transizione dagli anni ‘90 del secolo scorso al futuro che verrà, tra campi larghi e primarie.