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Della finitudine, il capitalismo predatorio dei tempi moderni.
Pubblica di lunedì 07/09/2026
calendar_today 07/09/2026 10:59
“Il capitalismo è entrato nell’era della finitudine. Per le elites politiche, economiche e militari è necessario appropriarsi rapidamente delle ultime risorse disponibili”.
E’ la tesi di Arnaud Orain, economista e storico, direttore di studi all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi. Il titolo del suo ultimo libro è «La confisca del mondo. Storia del capitalismo della finitudine» (Einaudi, 2026).
Il capitalismo delle finitudine è predatorio, bellicista, disposto alla guerra pur di accaparrarsi le risorse scarse. Secondo Orain è tutt’altro rispetto al capitalismo liberale e alla sua promessa e utopia di garantire la crescita globale della ricchezza.
La finitudine è anche l’orizzonte, se così possiamo dire, che ha fatto proprio Telmo Pievani filosofo della scienza, evoluzionista, nel libro “Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà” (Raffaello Cortina Editore, 2020). Sapere che alcuni fenomeni sono irreversibili accentua l'idea della fine? «Diciamo che dovrebbe indurci a una maggiore umiltà – sostiene il professor Pievani - Questo è il senso del concetto di finitudine, cioè il fatto che la terra e la vita sono molto più antiche di noi, noi esseri umani siamo su questo pianeta tutto sommato da un quarto d'ora di tempo, pochissimo, 300 millenni che sembrano tanti, ma in realtà sono niente, sono un battito di ciglia del tempo evolutivo. Eppure – prosegue Telmo Pievani - il paradosso (siamo così potenti da cambiare letteralmente gli equilibri planetari) e quello che abbiamo visto quest'estate è proprio il fatto che una specie da sola, non era mai successo prima, in pochi secoli è stata capace di alterare la composizione dell'atmosfera in modo tale da portare il clima verso il caldo». Il professor Pievani aggiunge un dato che fa la differenza rispetto al passato. «La terra – dice - è già stata più calda di così, più fredda di così. Ne ha già vista di tutti i colori, ma non era mai successo in modo così veloce a causa di una sola specie, che così facendo, ed ecco il paradosso della finitudine, dimostra di essere poco sapiens, perché poi alla fine in un pianeta più caldo alcune piante animali sopravvivranno benissimo. Quelli che ne pagheranno di più le conseguenze siamo proprio noi, quindi ci siamo chiamati sapiens ma ci stiamo facendo male da soli, che non è molto sapiens. E spesso – conclude Pievani - abbiamo anche la sensazione di essere un po' il centro dell'universo, mentre invece non lo siamo proprio per niente».